

Sette.

La crisi del 1929.
e l'ascesa del nazismo in Germania.


54. Libert di mercato e intervento statale.

Da: F. D. Roosevelt, in R. Hofstadter, Le grandi controversie
della storia americana, Opere Nuove, Roma, 1966.

Il crollo della borsa del 1929 fece entrare gli Stati Uniti in una
fase di grave recessione economica e di acuta tensione sociale. Le
elezioni presidenziali, svoltesi in questo clima, segnarono una
secca sconfitta del presidente uscente, il repubblicano Herbert
Clark Hoover, sostenuto dagli ambienti industriali e finanziari,
considerati da gran parte dell'opinione pubblica come i massimi
responsabili della crisi. Il presidente eletto, il democratico
Franklin Delano Roosevelt, attu una svolta radicale nella
politica economica, abbandonando il principio della libert
assoluta per l'iniziativa privata, del quale il suo predecessore
era stato un acceso sostenitore, e avviando un piano, noto come
new deal, caratterizzato dall'intervento dello stato come
propulsore dell'attivit economica ed equilibratore tra gli
interessi dell'iniziativa privata e i bisogni della collettivit.
Le motivazioni e le linee fondamentali di questa politica sono
espresse nel seguente passo, tratto da un discorso pronunciato da
Roosevelt il 23 settembre del 1932 nel corso della campagna
elettorale. In esso il futuro presidente fa polemicamente notare
come quegli stessi imprenditori che sono contrari all'intervento
statale nell'economia sono i primi a chiedere al governo, quando
le cose vanno male, l'adozione di misure a loro favorevoli, come
prestiti o dazi protettivi. Senza smentire i valori liberali
tradizionali, Roosevelt ricorda quindi come la formazione di pochi
gruppi capitalistici dotati di enorme potere, favorita dalla
politica economica fino a quel momento seguita, abbia effetti
negativi sull'intero sistema economico.


Mentre  stato sempre uno dei principi pi tipicamente americani
che il governo non dovesse intervenire nell'economia in
concorrenza con le imprese private, tuttavia  noto che, per
tradizione, soprattutto nelle amministrazioni repubblicane, il
mondo economico si  sempre rivolto al governo per chiedergli di
porre a disposizione dei privati ogni sorta di aiuti governativi.
Lo stesso uomo che vi dice di non volere l'intervento del governo
negli affari economici - ed egli vuol proprio dire questo, ed ha
mille ragioni per dirlo -  il primo a recarsi a Washington per
chiedere al governo una tariffa doganale protettiva per il suo
prodotto.
Quando le cose vanno male - come avvenne due anni fa - egli si
reca con uguale velocit dal Governo degli Stati per chiedere un
prestito. E il risultato di tutto questo  la Reconstruction
Finance Corporation.
Ciascun gruppo ha cercato la protezione del governo per i suoi
particolari interessi senza rendersi conto che funzione del
governo non deve essere quella di favorire piccoli gruppi a spese
del suo dovere di proteggere i diritti della libert personale e
della propriet privata di tutti i cittadini.
Guardando indietro, oggi possiamo osservare che il cambiamento
della marea si  avuto alla svolta del secolo. Noi stavamo
raggiungendo la nostra ultima frontiera; non vi era pi terra
libera e le nostre combinazioni industriali erano divenute grandi,
incontrollate, irresponsabili unit di potere all'interno dello
Stato.
Uomini lungimiranti videro con timore il pericolo che le
possibilit di successo non fossero pi uguali per tutti; che le
corporazioni industriali, come i baroni feudali del passato,
potessero minacciare la libert economica degli individui di
guadagnarsi da vivere. Fu allora che nacquero le nostre leggi
antitrust.
Si lev l'accusa contro le grandi corporazioni. Theodore
Roosevelt, il primo grande progressista repubblicano, combatt una
campagna presidenziale scagliandosi contro i monopoli e parl
liberamente delle malefatte della grande ricchezza. La politica
del governo consisteva piuttosto nel girare indietro le sfere
dell'orologio, nel distruggere le grandi combinazioni e nel
tornare all'epoca in cui ogni uomo possedeva la sua piccola
attivit economica individuale. Ma ci era impossibile. Theodore
Roosevelt, abbandonando l'idea degli abusi dei trusts, fu
obbligato a trovare una differenza fra buoni e cattivi trusts.
La Corte Suprema espose la famosa regola di ragione con la quale
sembrava ammettersi una concentrazione di potere industriale se il
metodo con cui l'industria aveva raggiunto la sua potenza, e l'uso
che ne aveva fatto, fossero stati ragionevoli. [...].
Un'occhiata alla situazione indica fin troppo chiaramente che oggi
l'uguaglianza di possibilit individuali, quale noi abbiamo
conosciuto, non esiste pi. Il nostro sistema industriale  gi
costruito. Il problema  oggi di vedere se nelle presenti
condizioni esso non sia fin troppo sviluppato.
Gi da lungo tempo abbiamo raggiunto la nostra ultima frontiera, e
praticamente non vi  pi terra libera. Pi di met della nostra
popolazione non vive sulla terra e non pu trarre i suoi mezzi di
sussistenza dalla coltivazione della sua propriet.
Non vi  pi la valvola di sicurezza delle praterie occidentali,
dove avviare per un nuovo inizio di vita coloro che sono stati
respinti dalla macchina economica dell'Est. Non siamo pi in grado
di invitare l'immigrazione europea a condividere la nostra
infinita abbondanza. Ora noi stiamo preparando una vita oscura per
il nostro popolo.
Il nostro sistema di elevare di continuo le tariffe doganali si 
alla fine rivolto contro noi stessi chiudendoci la frontiera
canadese al nord, i mercati europei ad est, molti mercati latino-
americani a sud e una buona parte dei mercati del Pacifico ad
ovest, per le conseguenti tariffe di rappresaglia adottate da quei
paesi.
Il sistema ha obbligato molti dei nostri grandi complessi
industriali, che esportavano il loro eccesso di produzione in quei
paesi, ad istituire col degli impianti industriali, entro le
cinte tariffarie.
Ci ha provocato una contrazione nell'attivit degli impianti
americani e, di conseguenza, una riduzione del tasso di
occupazione.
Come  finita la libert agricola, cos si  ristretta la
possibilit di creare nuove industrie. E' vero che si possono
iniziare piccole imprese, fidando sulla nativa abilit per tener
testa ai concorrenti; ma un settore dopo l'altro  stato invaso
dalle grandi corporazioni, ed anche nei campi che non hanno ancora
grandi complessi in attivit il piccolo imprenditore inizia con un
grave handicapitolo
Le statistiche degli ultimi trent'anni dimostrano che l'uomo
d'affari indipendente  impegnato in una gara in cui non ha
possibilit alcuna di vincere. O  stretto al muro; o non ottiene
credito; o  spremuto e buttato via, per usare le parole di Mr.
Wilson, da concorrenti associati di elevata organizzazione, come
vi pu riferire persino il vostro droghiere all'angolo.
E' stato compiuto recentemente uno studio accurato sulla
concentrazione economica negli Stati Uniti.
Lo studio ha dimostrato che la nostra vita economica  dominata da
circa 600 corporazioni che controllano due terzi dell'industria
americana. Dieci milioni di piccoli uomini d'affari si dividono
l'altro terzo.
Ma ancora pi impressionante  la conclusione che, se il processo
di concentrazione progredisce con lo stesso ritmo, entro un altro
secolo avremo tutta l'industria americana controllata da una
dozzina di corporazioni e gestita da forse non pi di cento
uomini.
In parole povere, noi corriamo direttamente verso l'oligarchia
economica, e forse ci siamo gi in pieno.
E' chiaro che tutto ci richiede una rielaborazione della scala
dei valori.
Un costruttore di nuovi impianti industriali, un creatore di altri
sistemi ferroviari, un organizzatore di nuove corporazioni pu
rappresentare sia un pericolo che un aiuto.
Il tempo del grande promotore o del gigante delle finanze, al
quale concedevamo tutto purch costruisse o sviluppasse, 
passato. Il nostro compito oggi non  di scoprire o sfruttare le
nostre risorse naturali o di produrre necessariamente altre merci.
E' invece il compito, pi sobrio e meno altisonante, di
amministrare le risorse e gli impianti gi esistenti, di cercare
di ritrovare mercati esteri per la nostra produzione eccedente, di
affrontare il problema dei sottoconsumi, di adeguare la produzione
al consumo, di distribuire, con maggiore equit, ricchezza e
prodotti, di mettere le organizzazioni economiche esistenti al
servizio del popolo.
E' giunto il momento dell'amministrazione illuminata.
